Capitolo 1. Perché l'ultramaratona non è solo una maratona più lunga
I due serbatoi di carburante dell'organismo, il «muro» della maratona come primo dosso e i sei pilastri su cui si costruisce la preparazione all'ultra.
«L'ultramaratona non è questione di corsa. È questione di come costringerti a continuare a muoverti quando ogni cellula del corpo grida: “Basta!”»
— Scott Jurek, leggenda delle ultramaratone, vincitore della Western States 100 (7 volte di fila)
Allora, hai deciso di correre un'ultramaratona. Congratulazioni! Sei ufficialmente entrato nel club di chi considera 42,2 chilometri solo un buon riscaldamento. Forse i tuoi amici si stanno battendo il dito sulla tempia e i tuoi parenti stanno già facendo scorta di valeriana. È normale.
La prima e più importante cosa da capire: l'ultramaratona non è semplicemente «una maratona, solo più lunga». È uno sport completamente diverso, con altre regole e, cosa più importante, con esigenze del tutto diverse per il tuo organismo. L'approccio «ho corso una maratona, quindi mi basterà correre più a lungo» è la strada diretta verso la delusione, la sofferenza e, molto probabilmente, un ignominioso ritiro da qualche parte nel bosco alle tre di notte.
Immagina che il tuo organismo sia un'auto ibrida. Ha due tipi di «carburante»:
- I carboidrati (glicogeno). È il nostro motore «elettrico». Potente, veloce, permette accelerazioni brusche. Ma c'è un problema: la «batteria» è molto piccola. Basta per 1,5–2 ore di lavoro intenso. Quando si scarica, arriva quello che i maratoneti chiamano «il muro». È quando le gambe diventano all'improvviso di ricotta, gira la testa e l'unico desiderio è sdraiarsi e non muoversi più. Ti suona familiare?
- I grassi. È il nostro motore «a benzina». Non è così potente, non permette di andare molto veloce, ma in compenso il «serbatoio» è praticamente senza fondo. Anche l'atleta più magro ha riserve di grasso sufficienti per correre da Milano a Roma. Non male, vero?
Conclusione: l'obiettivo della preparazione all'ultra è insegnare all'organismo a usare in modo efficiente l'enorme «serbatoio di benzina» dei grassi, risparmiando la piccola «batteria» dei carboidrati.
Ecco: il maratoneta è un pilota che cerca di spremere il massimo dalla sua «batteria elettrica», ricaricandola continuamente ai ristori. L'ultramaratoneta è un viaggiatore saggio, che sa che la sua strada è lunga e che per la maggior parte della distanza deve andare col motore «a benzina», risparmiando l'«elettricità» per le salite ripide e lo sprint finale.
Il muro della maratona? Nell'ultra è solo il primo dosso
Se nella maratona il «muro» è il traguardo, nell'ultramaratona è solo l'inizio delle vere avventure. Le riserve di glicogeno nei nostri muscoli e nel fegato sono circa 2000 kcal. Bastano a malapena per 30–35 km di corsa. E cosa fare quando davanti hai ancora 50, 70 o 100 chilometri?
La risposta è semplice: devi insegnare al tuo organismo a diventare una «macchina brucia-grassi». L'obiettivo della preparazione all'ultra non è solo allenare le gambe, ma ristrutturare l'intero sistema di approvvigionamento energetico. Fargli usare, a frequenza cardiaca bassa, nel modo più efficiente possibile le riserve praticamente infinite di grasso, e conservare i preziosi carboidrati per i casi davvero estremi.
I sei pilastri del successo nell'ultra
Per diventare un'«auto ibrida» così efficiente, dovremo lavorare su sei parametri chiave. Non farti spaventare dalle parole difficili: nei prossimi capitoli analizzeremo ciascuno di essi «in parole povere»:
- VO2max (massimo consumo di ossigeno) — la «cilindrata del tuo motore». Indica quanto ossigeno riesci a processare. Più è alto, maggiore è il tuo potenziale.
- VLamax — la «velocità di scarica della batteria». Indica quanto velocemente bruci i carboidrati. Per un ultramaratoneta, più questo valore è basso, meglio è.
- FatMax — l'«efficienza del motore a benzina». Indica quanto bene bruci i grassi. È il nostro asso nella manica.
- Le soglie (LT1, LT2) — le «spie rosse sul cruscotto». Aiutano a capire a quale velocità passiamo dalla «benzina» all'«elettricità».
- L'economia di corsa — il «consumo di carburante per 100 km». Quanta energia spendi per ogni chilometro di strada.
- La forza resistente — la «robustezza delle sospensioni». La capacità dei tuoi muscoli di sopportare ore e ore di carico, soprattutto in discesa e in salita.
Nel prossimo capitolo guarderemo «sotto il cofano» del nostro organismo e analizzeremo questi indicatori più in dettaglio. Allacciati la cintura, sarà interessante!